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24 Set 2026 · supporto

Come costruire un playback live professionale e ridondante

Come costruire un playback live professionale e ridondante? Vediamo come gestire sequenze, backup, switching, uscite multicanale, click e cue per realizzare un sistema affidabile durante i concerti.

Nel precedente articolo dedicato al lato oscuro delle sequenze abbiamo visto come realizzare un primo setup per riprodurre durante un concerto tutti quegli elementi che non possono essere eseguiti fisicamente dalla band.

Ma cosa succede quando cori, synth, orchestrazioni, effetti e altre parti diventano fondamentali per lo spettacolo?

In questi casi il playback deve diventare affidabile quanto qualsiasi altro strumento presente sul palco.

Dal backup alla ridondanza

Il sistema più semplice prevede un computer o un player collegato a una scheda audio multicanale. Le sequenze vengono inviate al mixer, mentre click ed eventuali cue vengono destinati esclusivamente ai musicisti attraverso il sistema monitor o In-Ear.

Il problema è evidente: se il player si blocca, il playback si ferma.

Possiamo naturalmente avere un secondo computer o player pronto all’uso, ma questo è semplicemente un backup. Un vero sistema ridondante fa qualcosa in più: mantiene due sorgenti playback pronte contemporaneamente e permette di passare dalla principale alla seconda in caso di problema.

Un esempio di playback professionale

Nella foto che abbiamo utilizzato come esempio possiamo vedere un sistema particolarmente completo: due player B.Beat PRO16, affiancati da due Radial SW8 dedicati alla commutazione delle uscite audio.

Entrambi i player possono essere predisposti per riprodurre lo stesso show. Se la sorgente principale presenta un problema, il sistema permette di passare al playback di backup mantenendo le uscite verso il mixer.

La presenza di più canali consente inoltre di evitare di consegnare al fonico un’unica base stereo. Possiamo separare, ad esempio, Drums e Percussion, Synth e Keys, Backing Vocals, FX, Orchestra e altri elementi, mantenendo naturalmente Click e Cue separati e destinati esclusivamente al sistema Monitor/IEM.

In questo modo il fonico conserva un maggiore controllo sull’equilibrio tra ciò che viene realmente suonato sul palco e gli elementi provenienti dal playback.

Perché utilizzare più uscite?

Separare gli elementi principali offre molta più libertà durante il concerto.

Se i cori risultano troppo presenti, il fonico può abbassarli. Se i synth devono emergere maggiormente può intervenire senza modificare tutto il playback. Lo stesso vale per orchestrazioni, effetti e altri elementi dell’arrangiamento.

Click e Cue, invece, vengono inviati esclusivamente ai musicisti e non devono naturalmente raggiungere il PA.

Quanto deve essere complesso il nostro sistema?

Non tutte le band hanno bisogno di un rack come quello mostrato nella foto.

Per piccoli live può essere sufficiente un computer o player con una buona interfaccia audio multicanale. Salendo di livello possiamo aggiungere un secondo playback e un sistema di switching.

Nelle produzioni più complesse possiamo arrivare a due sistemi sincronizzati, switching automatico, playback multicanale, Click, Cue, MIDI e Timecode.

La cosa importante è capire che un sistema professionale non è necessariamente quello con più apparecchiature, ma quello progettato correttamente per le esigenze dello spettacolo.

Prima del concerto: simuliamo un guasto

C’è infine una prova che consiglio sempre di fare.

Durante le prove facciamo partire lo show e simuliamo volontariamente il guasto del playback principale.

Il backup entra correttamente? Le sequenze continuano? Click e Cue rimangono attivi? Il fonico continua a ricevere gli stessi segnali?

Se tutto continua a funzionare come previsto, allora possiamo realmente parlare di un playback live ridondante.

Un sistema del genere non serve a complicarci la vita, ma esattamente al contrario: serve a fare in modo che, quando qualcosa va storto sul palco, lo spettacolo possa continuare.

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